Il licenziamento con buonuscita è una delle modalità più comuni con cui si risolvono i contratti di lavoro a tempo indeterminato, ma non sempre è facile comprendere come funziona e quali sono i diritti dei lavoratori coinvolti. In questo articolo, ti forniremo tutte le informazioni necessarie su come avviene il licenziamento con buonuscita, come calcolare l’importo spettante, e come tutelare i tuoi diritti. 

Se sei a Trento o Verona, non esitare a contattare RW Studio, lo studio di consulenza lavoro che può assisterti in ogni fase del processo.

In breve. La buonuscita è una somma che il datore di lavoro paga, in aggiunta al TFR e alle altre competenze di fine rapporto, per chiudere il rapporto senza contenzioso. Non è prevista dalla legge: l’importo si negozia. Si tassa come il TFR (tassazione separata). Per essere sicuro, l’accordo va firmato in una sede protetta (sindacale, Ispettorato, commissione di certificazione). La NASpI spetta se il rapporto cessa con un licenziamento, anche quando poi si concilia; non spetta con la risoluzione consensuale, salvo che avvenga nella procedura di conciliazione dell’art. 7 L. 604/1966.

Cos’è il licenziamento con buonuscita?

Il licenziamento con buonuscita si ha quando il rapporto di lavoro si chiude con un accordo che prevede il pagamento al lavoratore di una somma di denaro, la “buonuscita” (detta anche incentivo all’esodo). La buonuscita si aggiunge al trattamento di fine rapporto (TFR, art. 2120 c.c.), che spetta comunque, e viene offerta di solito per evitare un contenzioso.

Questa forma di licenziamento è generalmente adottata quando il lavoratore e il datore di lavoro preferiscono risolvere il rapporto in modo consensuale, piuttosto che proseguire con un licenziamento contenzioso. Spesso, la buonuscita viene negoziata per evitare la procedura legale del licenziamento, che potrebbe essere lunga e costosa per entrambe le parti.

Come si calcola la buonuscita?

La buonuscita non ha una formula di legge: è il frutto di una trattativa. Di solito si ragiona in mensilità di retribuzione e si tiene conto di tre fattori: l’anzianità, il rischio di una causa per il datore e il tempo che servirà al lavoratore per ricollocarsi.

Il TFR non fa parte della buonuscita: spetta in ogni caso (art. 2120 c.c.), insieme ai ratei, alle ferie non godute e all’eventuale indennità di preavviso.

Tassazione. La buonuscita rientra tra le somme percepite “una volta tanto” alla cessazione del rapporto ed è soggetta a tassazione separata, come il TFR (art. 17, c. 1, lett. a, TUIR).

Licenziamento con buonuscita o risoluzione consensuale?

Licenziamento + accordoRisoluzione consensuale
Chi chiude il rapportoIl datore (licenziamento), poi le parti si accordanoEntrambe le parti
NASpISìNo, salvo la conciliazione dell’art. 7 L. 604/1966
FormalitàLettera di licenziamento motivata, poi verbale in sede protettaProcedura telematica (art. 26 D.Lgs. 151/2015) oppure verbale in sede protetta

Perché firmare in sede protetta

Le rinunce e le transazioni del lavoratore si possono impugnare entro 6 mesi. Fanno eccezione quelle firmate in sede sindacale, davanti all’Ispettorato o in una commissione di certificazione (art. 2113 c.c.). Per il datore è questa la garanzia che l’accordo chiude davvero ogni pretesa; per il lavoratore, è il momento in cui verificare con un consulente che le cifre siano corrette.

Licenziamento con buonuscita: vantaggi e svantaggi

Il licenziamento con buonuscita ha sia vantaggi che svantaggi, sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.

Vantaggi per il lavoratore:

  • Ricevere una somma di denaro in aggiunta al TFR
  • Risolvere il contratto di lavoro senza passare attraverso un licenziamento contenzioso, con tutti i rischi legali annessi
  • In alcuni casi, può evitare una lunga procedura legale, che potrebbe comportare stress e difficoltà economiche

Svantaggi per il lavoratore:

  • Potrebbe non essere possibile negoziare un importo equo, soprattutto se il lavoratore non ha un buon supporto legale
  • La buonuscita potrebbe non essere sufficientemente alta rispetto a quanto maturato durante gli anni di lavoro

Vantaggi per il datore di lavoro:

  • Evitare un licenziamento contenzioso che potrebbe essere costoso e danneggiare l’immagine aziendale
  • Risolvere in modo consensuale il rapporto di lavoro, evitando eventuali cause legali future

Svantaggi per il datore di lavoro:

  • Il costo della buonuscita potrebbe essere elevato, a seconda del periodo di servizio e della retribuzione del dipendente
  • La negoziazione di un accordo può richiedere tempo e sforzi per entrambe le parti

Quando si può richiedere una buonuscita?

La buonuscita è un accordo, non un diritto: si negozia di solito nelle uscite incentivate, nelle riorganizzazioni aziendali o quando il licenziamento sarebbe contestabile. Per un approfondimento sul licenziamento per motivi economici leggi la guida al licenziamento per giustificato motivo oggettivo; per chi lascia il lavoro di sua iniziativa, la guida su come licenziarsi da un contratto a tempo indeterminato.

Come gestire il licenziamento con buonuscita?

Se ti trovi in una situazione di licenziamento con buonuscita, è importante essere consapevoli dei tuoi diritti e di come procedere. La negoziazione della buonuscita può essere complessa, quindi è fondamentale avere il supporto di esperti nel settore del diritto del lavoro. In particolare, rivolgersi a RW Studio, lo studio di consulenza lavoro a Trento e Verona, ti permetterà di ottenere una valutazione accurata della tua situazione e di negoziare in modo giusto e legale.

Domande frequenti

La buonuscita comprende il TFR?

No. Il TFR spetta sempre; la buonuscita è una somma in più.

Con la buonuscita prendo la NASpI?

Sì, se il rapporto cessa con un licenziamento. No, se ti dimetti o firmi una risoluzione consensuale, salvo la conciliazione dell’art. 7 L. 604/1966.

Come si tassa la buonuscita?

Con la tassazione separata, come il TFR (art. 17 TUIR).

Dove va firmato l’accordo?

In una sede protetta (sindacato, Ispettorato, commissione di certificazione), perché diventi inoppugnabile (art. 2113 c.c.).

Fonti

L’autore: Dott. Walter Romanelli

Consulente del Lavoro iscritto all’Albo dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Trento al n. 309 e titolare di RW Studio, con sede a Trento e attività in provincia di Verona. Laureato in Consulenza del Lavoro e delle Relazioni industriali all’Università degli Studi di Brescia, si occupa di consulenza del lavoro, elaborazione paghe, previdenza e gestione del personale. Chi è Walter Romanelli · Contatta lo studio

Le informazioni di questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza sul caso specifico.