Di Walter Romanelli, Consulente del Lavoro (Albo di Trento n. 309) · aggiornato a ottobre 2026
Le buste paga servono per chiedere un mutuo o un prestito, per pratiche con la pubblica amministrazione, per controllare contributi e tasse e per far valere eventuali differenze retributive. Se ne hai perse alcune, si possono recuperare: ecco a chi chiederle, in che tempi e cosa fare se l’azienda non risponde.
In breve. Per recuperare una busta paga smarrita la prima strada è chiederla al datore di lavoro o al suo consulente paghe, per iscritto e indicando i mesi. Il cedolino contiene dati personali del lavoratore: la richiesta è un diritto di accesso (art. 15 GDPR), la prima copia è gratuita e la risposta va data entro un mese. Se l’azienda ha chiuso ci si rivolge al curatore o al liquidatore. I dati di reddito e contributi si ricostruiscono anche con la CU, nella dichiarazione precompilata, e con l’estratto conto contributivo INPS.
Chi deve consegnare e conservare la busta paga
Il datore di lavoro deve consegnare il prospetto paga a ogni pagamento della retribuzione (art. 1 L. 4/1953) e deve tenere il Libro unico del lavoro, che riporta le stesse informazioni: consegnando al lavoratore la copia delle registrazioni del Libro unico, il datore adempie all’obbligo del prospetto paga (art. 39 DL 112/2008).
Il lavoratore può chiedere una copia dei cedolini in qualsiasi momento: sono dati personali che lo riguardano e il diritto di accesso del GDPR (art. 15) gli consente di ottenerne copia.
Per quanto tempo conservarle
- Il lavoratore: almeno 5 anni, che è il termine di prescrizione dei crediti retributivi. Meglio conservarle sempre, perché servono anche per verificare la posizione contributiva in vista della pensione.
- Il datore: conserva il Libro unico del lavoro nei tempi stabiliti dal decreto attuativo dell’art. 39 DL 112/2008 e le scritture contabili per 10 anni (art. 2220 c.c.).
Come recuperare una busta paga
1. Chiederla al datore di lavoro
Invia una richiesta scritta (email, PEC o lettera) all’ufficio del personale, indicando nome, cognome, codice fiscale e i mesi che ti servono. Puoi richiamare il diritto di accesso dell’art. 15 GDPR: la prima copia è gratuita e il datore deve rispondere entro un mese, prorogabile di altri due nei casi complessi, avvisandoti (art. 12, c. 3, GDPR).
2. Scaricarla dal portale paghe
Molte aziende pubblicano i cedolini su un portale o un’app per i dipendenti (ad esempio quelli dei principali software paghe). Se hai ancora accesso, è il modo più rapido.
3. Chiederla al consulente del lavoro dell’azienda
Se le paghe sono elaborate da uno studio esterno, la copia può arrivare dallo studio, di norma su indicazione del datore, che resta il titolare dei dati.
4. Ricostruire il reddito con la Certificazione Unica
La CU si chiede al datore o si consulta nella dichiarazione precompilata sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Riporta reddito, ritenute e dati previdenziali dell’anno, ma non il dettaglio mese per mese.
5. Controllare i contributi con l’estratto conto INPS
In MyINPS, nel Fascicolo previdenziale del cittadino, l’estratto conto contributivo mostra per ogni periodo i contributi accreditati e la retribuzione imponibile. Non sostituisce i cedolini, ma serve a ricostruire la carriera.
6. Se l’azienda ha chiuso o è fallita
- in caso di fallimento o liquidazione giudiziale, chiedi le copie al curatore;
- in caso di liquidazione volontaria, al liquidatore; dalla visura camerale risulta chi è stato nominato;
- se l’azienda si appoggiava a un consulente del lavoro, lo studio può avere conservato le copie;
- i dati di reddito e contributi restano comunque ricostruibili con CU ed estratto conto INPS.
Cosa fare se l’azienda non risponde
- invia un sollecito via PEC, richiamando la richiesta precedente e l’art. 15 GDPR;
- fatti assistere da un sindacato, un patronato o un consulente del lavoro;
- chiedi l’intervento dell’Ispettorato del lavoro;
- per il mancato riscontro alla richiesta di accesso puoi presentare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali.
Consigli per non perderle più
- salva ogni cedolino in PDF in una cartella con backup;
- archivia insieme CU, contratto e lettere dell’azienda;
- scarica i cedolini dal portale appena vengono pubblicati.
Se le buste paga ti servono per verificare differenze retributive, ricorda che i crediti di lavoro si prescrivono in 5 anni: leggi anche errori busta paga: quali voci controllare e come leggere la busta paga.
Domande frequenti
Il datore di lavoro deve darmi una copia delle buste paga?
Sì: sono dati personali che ti riguardano e puoi chiederne copia con il diritto di accesso (art. 15 GDPR); la prima copia è gratuita.
Entro quanto deve rispondere?
Entro un mese dalla richiesta, prorogabile di altri due mesi nei casi complessi, con comunicazione al lavoratore.
E se l’azienda è fallita o ha chiuso?
Ci si rivolge al curatore o al liquidatore, che custodisce la documentazione; i dati di reddito e contributi si ricostruiscono con CU ed estratto conto INPS.
Per quanto tempo conviene conservare le buste paga?
Almeno 5 anni, il termine di prescrizione dei crediti di lavoro; meglio sempre, per le verifiche sulla pensione.
Come può aiutarti RW Studio
Per le aziende clienti lo studio conserva cedolini e Libro unico e li fornisce su richiesta; per i lavoratori può verificare i cedolini recuperati e la posizione contributiva. Scopri il servizio di elaborazione paghe.
Fonti
- L. 4/1953, art. 1 – Normattiva, testo vigente
- DL 112/2008, art. 39 – Libro unico del lavoro
- Regolamento UE 2016/679 (GDPR), artt. 12 e 15 – EUR-Lex
- Codice civile, art. 2220 – Normattiva
L’autore: Dott. Walter Romanelli
Consulente del Lavoro iscritto all’Albo dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Trento al n. 309 e titolare di RW Studio, con sede a Trento e attività in provincia di Verona. Laureato in Consulenza del Lavoro e delle Relazioni industriali all’Università degli Studi di Brescia, si occupa di consulenza del lavoro, elaborazione paghe, previdenza e gestione del personale. Chi è Walter Romanelli · Contatta lo studio
Le informazioni di questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza sul caso specifico.